Categoria: Eventi

seconda stella a destra

Dipende: se l’intento è quello di non mollare la guardia e di continuare ad osservare alcune precauzioni, ci trova d’accordo. Se invece diventa un subdolo marchingegno per scoraggiare la libertà di iniziativa, non possiamo accettarlo. Il diritto dei bambini e dei ragazzi al divertimento attraverso la pratica sportiva è sacrosanto e noi, costi quel che costi, ce ne faremo carico. In sicurezza, ma senza esitazione. La strategia del terrore, che trova terreno fertile nel frullatore mediatico, si infrange contro la nostra determinazione nel proseguire la missione che ci è stata affidata: appassionare le nuove generazioni allo sport più bello, la pallacanestro. Inevitabilmente nel mondo, in Italia e, forse e purtroppo, anche qui vicino ci saranno ancora contagi, terapie intensive, decessi: non siamo freddi e cinici di fronte al perdurare pandemico. Tuttavia, fortemente avvertiamo la necessità di offrire un approdo nel mare in tempesta dove navigare a vista sembra la normalità e non l’eccezione. Per questo, per amore del nostro lavoro – inteso come professionalità, non come professione – e non per cieca follia, decidiamo di issare l’ancora e di lasciare immediatamente il porto. ‘Seconda stella a destra, questo è il cammino’. I piccoli avranno due settimane di gioco libero e gratuito all’aperto con il PUFFO CAMP – ritrovo tradizionale di settembre che quest’anno sarà speciale vista la ricorrenza del ventennale – i più grandi inizieranno a sudare in vista, speriamo quanto prima, di misurarsi con i coetanei. Lo sport, soprattutto per gli adolescenti, non è fatto solo di apprendimento, ma anche di confronto: se questo non sarà possibile, tutto sarà destinato a morire, lentamente ma inesorabilmente. Siamo gente di sport, siamo competitivi. Abbiamo imparato a soffrire sui campi: il dolore, gli infortuni, le sconfitte, le umiliazioni, la fatica. Abbiamo affrontato avversari più forti senza tirarci indietro. Il Covid non fa paura, la paura fa il Covid. Non sottovalutiamo, non neghiamo, ma nemmeno esitiamo. Qualcuno dovrà pure mostrare coraggio. 

PUFFO CAMP WINNER PLUS 2020

“ PUFFO WINNER CAMP 2020 “

SPECIAL EDITION 20 ANNI DI NUOVO BASKET 2000

NUOVO BASKET 2000 e SISTEMA BASKET offrono 2 settimane GRATUITE e aperte a TUTTI i bambini/e (annate dal 2010 al 2015) di pallacanestro e gioco all’aperto sulla piastra esterna, con grandi ospiti, innumerevoli sorprese e ricchi gadget. Sarà anche l’occasione per inaugurare i campetti che avranno un nuovo look cromatico.

Le giornate previste sono:

PRIMA SETTIMANA: martedì 1- mercoledì 2 – giovedì 3 SETTEMBRE 2020

SECONDA SETTIMANA mercoledì 9 – giovedì 10 – venerdì 11 SETTEMBRE 2020

Orario: 17.30-19.00

Viste le restrizioni da COVID 19 ancora in vigore, per iscriversi al “PUFFO WINNER CAMP” è necessaria la PRENOTAZIONE  scritta indicando PUFFO WINNER CAMP/nome/cognome/anno di nascita/tutte le settimane/ prima settimana/seconda settimana da inviare:

Whatsapp 334 3373207

e-mail:

nuovobasket2000@libero.it

presidente@sistemabasketpordenone.com

oppure posta privata pagine Facebook Nuovo Basket 2000/Sistema Basket

Attenzione! Posti disponibili in esaurimento 

IMPORTANTE: a posti esauriti verranno ugualmente accettate le iscrizioni e creata una lista d’attesa. In caso di rinuncia dare tempestiva comunicazione per consentire ad altri bambini/e di partecipare al camp.  

Al cuor non si comanda

Tra negazionisti e allarmisti, meglio i ragazzi. Sono loro il paradigma, il punto di partenza, il vero riferimento. Hanno bisogno di adulti impavidi, certo non di pazzi incoscienti, di qualcuno che li prenda forte per mano – metaforicamente purtroppo – e infonda messaggi di speranza. Se i grandi se la fanno sotto, come possiamo pensare che i piccoli ne vengano fuori indenni? Il mondo sportivo, in questa fase, ha un ruolo determinante: rendere normale ciò che sembra straordinario. L’attività fisica non è una componente aggiuntiva, ma essenziale: per arginare i possibili rischi di obesità, per rinforzare il sistema immunitario che, guarda caso, ha il compito di respingere gli attacchi virali. Cose buone e risapute. Ma c’è un altro aspetto, che se trascurato, può, a lungo andare, compromettere la salute – intesa in senso globale – degli adolescenti: dove, come e con chi potranno esprimere le loro emozioni? Le gambe possono andare nei parchi o nei sentieri di montagna, la testa può funzionare in qualsiasi posto, ma il cuore, sede dei sentimenti, come farà ad esprimersi senza un cinque alto, un abbraccio, una condivisione di gioia e dolore che solo l’agonismo può regalare? L’attesa spasmodica per la partita, il fischio dei tre minuti che indica la fine del riscaldamento, il pallone che entra nella retina, il fischio arbitrale ingiusto, la ramanzina del coach all’intervallo, le urla del pubblico – anche se le porte chiuse in alcuni casi non è detto siano un cattivo affare – la vittoria, la sconfitta, i supplementari, la doccia liberatoria. Sensazioni uniche che non si possono ricreare in laboratorio e che i surrogati tecnologici non possono minimamente riprodurre. Dove andranno i ragazzi a liberare le emozioni se lo sport rimane chiuso? Vostre altezze che avete potestà decisionale, signorie dello sport e delle federazioni, è il momento del coraggio: non saranno certo le competizioni, come il calcio dimostra, a diffondere il contagio. Utilizzando tutte le procedure e le precauzioni possibili, non sprecate altro tempo prezioso. Lo sport senza competizione non è sport: lo dice la parola stessa. Gli adulti possono competere con se stessi, i giovani hanno necessità di confrontarsi. Gli allarmi hanno identico valore: se c’è timore per l’epidemia, dobbiamo averlo anche per l’integrità delle nuove generazioni.

L’agonia di scuola e sport

Scuola e sport devono tornare a vivere secondo la propria natura. Per capirsi: se devo entrare in classe per non avere relazioni umane, tanto vale stare a casa; se devo allenarmi o giocare in assenza di fase agonistica, oppure tappandomi il naso e la bocca, meglio chiudere tutto e partecipare ai mondiali di e-basket, così tanto apprezzati in era pandemica. È possibile, per un periodo circoscritto, chiedere il sacrificio di apprendere i contenuti didattici attraverso uno schermo freddo o di praticare la pallacanestro attraverso la ripetizione, a secco, dei movimenti fondamentali della disciplina: ciò nonostante, la sopportazione ha giorni contati, non può che essere a tempo determinato, pena la morte per asfissia delle due istituzioni più significative – beninteso oltre la famiglia – nella formazione integrale dei giovani. Se non si vuole – ed è tutto da dimostrare – che il tempo dei ragazzi venga assorbito per intero da attività virtuali che favoriscono certamente l’area cognitiva ma trascurano inevitabilmente la dimensione fisica ed emozionale, occorre assumersi responsabilità e fare scelte conseguenti. Questo tirare a campare, questa lungaggine nell’indecisionismo, comporteranno effetti gravissimi per tutti gli operatori che a settembre dovranno rimettere in moto la macchina. Ci saranno nuovi contagi? Possibile. Ma non è logico e sensato rimanere fermi in base ad una preoccupazione. Ci sono focolai? Vero. Ma in quanto circoscritti, facilmente arginabili. Se c’è alluvione in Friuli Venezia Giulia, si fermano i campionati anche in Piemonte? Quando si apprende di colleghi che, per via di una certa età, vorrebbero insegnare precauzionalmente a distanza, sorge una domanda: non sono già abbastanza evidenti i rischi della professione? Gli attraversamenti pedonali, i genitori infuriati, i viaggi d’istruzione: insidie permanenti, il mestiere di educare non fa coppia con massima protezione. Questa è l’epoca del coraggio, da non confondersi con temerarietà: il temerario va all’assalto lancia in resta, il coraggioso affronta la realtà assumendo su di sé una dose di rischio. Stando immobili, ogni giorno che passa la scuola e lo sport si spengono: un’agonia lenta, ma inesorabile.

posti liberi

Per una volta, proviamo a mettere da parte le contrapposizioni. Un’idea, una proposta, un’iniziativa, non necessariamente devono rappresentare un pericolo. Lo sport insegna: le squadre che si affrontano non sono entità fatte per distruggersi, semmai il pretesto per tirare fuori il meglio che ciascuno ha dentro. Purtroppo a Pordenone, e non solo in ambito sportivo, spesso e volentieri ogni nascita viene considerata una minaccia per lo status quo. Giusto 20 anni fa, quando sorse il Nuovo Basket 2000, scoppiò un pandemonio: ‘cosa vogliono’, ‘è proprio necessario’, ‘ci sono già abbastanza associazioni in giro’, queste le frasi malevole ricorrenti. ‘Hanno rubato le primizie dell’orto’, quando, in realtà, se le stesse avessero perpetuato con i sistemi di coltivazione precedenti, sarebbe seccato tutto nel giro di qualche mese. Le novità fanno paura, perché rappresentano il cambiamento. Mantenere le posizioni, spartire il controllo, gestire l’esistente: ecco il sedativo perfetto, il tranquillante che placa la smania di mutazione. Gli accordi, eccetto le alleanze in stato di guerra, non si fanno contro qualcuno, ma per favorire la crescita, rifinire il grezzo, trasformare ciò che è ancora informe. Ben vengano tutte le iniziative volte a modificare ciò che sembra immutabile: a meno che, qualcuno si arroghi il diritto di pensare che non esista altra verità o soluzione al di fuori del proprio punto di vista. Non esiste monopolio nel mondo sportivo: esistono entità diverse che rispondono ad esigenze diverse. Pensare di intrappolare il variegato spettro di aspettative in un unico soggetto è sbagliato e fuorviante, oltre che antiquato. C’è posto per tutti e non sarà difficile capire in tempi brevi che la sopravvivenza di uno diventerà la salvezza altrui. Non solo: collaborare tra diversi diventerà la carta vincente. Se c’è qualcuno in pericolo, è proprio la pallacanestro di questi tempi: camminando tra le macerie e i cadaveri ammassati, scorgere qualcuno ancora in piedi disposto ad andare avanti dovrebbe riempire il cuore di speranza. 

 

Accordo di collaborazione tra NUOVO BASKET 2000 e SISTEMA BASKET PORDENONE

COMUNICATO CONGIUNTO 

Le ASD SISTEMA BASKET e NUOVO BASKET 2000 hanno siglato un accordo di collaborazione nell’intento di dare maggiore visibilità e consistenza al movimento della pallacanestro a PORDENONE unendo risorse umane, tecniche, organizzative ed economiche per lo sviluppo di questa disciplina sportiva così intimamente e storicamente legata alla città. 

Le necessità, per il SISTEMA BASKET, titolare della prima squadra attualmente partecipante al campionato di C GOLD, di avere un settore giovanile di riferimento a cui attingere, e per il NUOVO BASKET 2000, da vent’anni scuola di pallacanestro nel cuore cittadino, di favorire ai propri giovani atleti uno sbocco naturale verso la maturazione tecnica e il completamento formativo, si sono spontaneamente incontrate per dare vita ad un percorso che, negli anni, dovrebbe consentire, come è sempre stato, il lancio dei giocatori pordenonesi più promettenti nelle fila del team che rappresenta la città.

Consequenzialmente, il NUOVO BASKET 2000 diventa società satellite del SISTEMA BASKET; tutte le formazioni giovanili indosseranno l’identica divisa che riporterà il doppio logo a  simboleggiare l’avvenuto accordo nel rispetto delle diverse identità. Come immediata iniziativa, è stata allestita una formazione under 20 con i migliori prospetti che daranno linfa e profondità alla rosa della prima squadra pordenonese.

A breve, verranno resi pubblici tutti gli eventi legati a questa storica sinergia, a partire da inizio settembre dove sui campi all’aperto dell’EX FIERA si apriranno i festeggiamenti per i 20 anni di vita del NUOVO BASKET 2000. Tale circostanza, tra divertimento per i bambini e allenamento per i più grandi, sarà l’occasione formidabile perché i due mondi, junior e senior, si possano fisicamente incontrare e conoscersi, dando inizio ad un cammino fianco a fianco che, nella speranza di tutti, possa essere longevo e fruttuoso.

I paladini della salute

Quando si parla di salute, siamo tutti paladini. Lo sono gli uomini di scienza, i sanitari, i politici, gli insegnanti, i genitori, tutti coloro che ricoprono cariche istituzionali. Tutti aspirano, anche con una certa onestà intellettuale, alla salvaguardia del bene supremo: peccato che nella babele attuale si parlino lingue diverse e ci sia poca disponibilità alla traduzione. Dare credito a qualcuno è diventato un affare complicato: dovremmo fidarci degli incorreggibili che anche di fronte a dati incoraggianti continuano imperterriti nella diffusione di messaggi precauzionali e allarmistici oppure di chi, assumendo una certa dose di rischio e comunque attenendosi alle disposizioni , ha provato a rimboccarsi le maniche e reagire? Senza alcun dubbio, in questi casi la scelta migliore è stata e resterà sempre quella di stare fermi. Stando fermi non si sbaglia mai. Scegliere di non scegliere è pur sempre una scelta. Come Ponzio Pilato ha insegnato, lasciare che siano altri a prendere decisioni di vitale importanza significa mettersi al riparo non solo da possibili ingiurie collettive ma anche da gravi provvedimenti a proprio carico. Tuttavia, la storia è piena di uomini e donne che, incuranti di popolarità e incolumità, hanno sfidato la comodità propria e di chi gli stava accanto per difendere i propri ideali. Essere adulti significa prendersi responsabilità: non ė un atto dissennato aver dato la possibilità a ragazzi e bambini, pur seguendo protocolli rigidi, di vivere momenti di spensieratezza e divertimento attraverso lo sport che amano. La storia ci ha dato ragione: nessuno di loro era o è in pericolo. Anzi: se proprio vogliamo metterla in termini di salute (che, ricordiamo, è un concetto ampio, che non riguarda solo la sfera biologica), quella dei ragazzi è certamente migliorata. Degli elogi facciamo volentieri a meno, ma una cosa va detta se non altro in onore di chi si è messo a disposizione fin da maggio per questa singolare avventura: abbiamo avuto il coraggio che altri non hanno avuto. A proposito: non aspetteremo che la FIP si accordi con il politecnico di Torino per giocare 5 contro 5 (anzi 4 contro 4 per ragioni di distanziamento). Sono sufficienti l’ordinanza regionale del governatore e le linee guida della conferenza delle Regioni e Province Autonome. Abbiamo aspettato abbastanza. E ci prendiamo tutte le responsabilità. 

Stavolta è troppo

Stavolta è troppo. Parliamo di salute? Bene, parliamone. Il Comitato Tecnico Scientifico non è il depositario della verità in materia di salute. C’è la possibilità di nuovi focolai di Covid 19 in giro per l’Italia? Possibile. Una cosa è certa: i bambini e gli adolescenti che non hanno potuto per mesi fare attività sportiva avranno dei danni sensibili alla salute, non solo fisica. Fa bene la Sicilia a tirare dritto sulla propria decisione di far partire gli sport di squadra: abbiamo considerato i pericoli del contagio – giustamente – ma non abbiamo mai affrontato seriamente le gravi conseguenze che l’inattività motoria produce, in particolare modo in soggetti in età evolutiva. Sono parecchi giorni consecutivi che anche in Friuli Venezia Giulia non si avvertono più contagi: sarebbe un atto di alta responsabilità da parte dei governatori regionali concedere ai nostri ragazzi  la possibilità, dopo mesi di blocco e al termine di un anno scolastico tribolato, di ritornare nei campetti e quantomeno riassaporare una parvenza di normalità. Vogliamo che i ragazzi passino il tempo libero sui congegni elettronici di cui oggi sono particolarmente dotati? Facciamolo. Consideriamo la sospensione di tutto ciò che appartiene all’area dell’aggregazione sportiva spontanea e organizzata come un male minore? Scelta rispettabile, ma, sia concesso, opinabile. Dopo una fase di contenimento, utile e necessaria, ora le priorità sono altre: prima fra tutte, la ricerca del benessere come equilibrio virtuoso tra sfera affettiva, motoria e mentale. E quale dispositivo migliore se non lo sport per aiutare gli adolescenti a ricomporre quell’unità andata in frantumi durante un tratto di vita caotico e, per certi versi, traumatico. Mi dispiace, stavolta non c’è allineamento. La preoccupazione, su qualcosa che non esiste, porta alla fobia. Se qualcosa tornerà ad esistere, ce ne preoccuperemo. A volte è necessario, come diceva Don Milani, fare disobbedienza. Che è una cosa diversa dall’irresponsabilità.

giusto un mese fa

È stata dura e impervia, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Riaprire per dare ai bambini e ragazzi la gioia di riprendere in mano un pallone, di fare canestro, di rivedere i propri compagni di squadra. Ad un mese dall’ora X tutto appare più semplice e bello. Ricordo la concitazione dei primi incontri – rigorosamente virtuali – dove la mescolanza di entusiasmo e timore rendeva incerto il risultato. Alla fine ha prevalso il coraggio sulla pavidità. Perché di rischi ce ne siamo presi, considerando che gli utenti sono tutti in età minorile. Protocolli intransigenti, turni contingentati, orari rigidi che devono fare i conti con la disponibilità di istruttori e allenatori non professionisti e di utenti che non sono ancora usciti mentalmente e del tutto dalla fase di emergenza. È stata l’occasione prodiga per riscoprire la ricchezza dei campi all’aperto non solo come sfogo del gioco libero, ma anche come terreno ideale per apprendere la tecnica di gioco. La cornice dei campetti dell’Ex Fiera con le fronde alte e profumate dei tigli secolari ha accompagnato il suono inconfondibile dei palloni che rimbalzano per terra e lesionano i ferri (del resto dopo una fase lunga di inattività le retine dei canestri hanno potuto riposare di più). È stato come riprogrammare la stagione: turni tennistici, rapporto istruttore allievo 1:1, orari ridotti. Gli allenamenti individuali, così rari e agognati durante le stagioni regolari, sono diventati la norma. Ognuno ha potuto godere di un trattamento speciale e, soprattutto, non a distanza. È giusto rendere merito ai ragazzi: si sono assorbiti 4 settimane e più di allenamenti sui fondamentali senza vedere, nemmeno con il binocolo, uno ‘straccio’ di 1vs1 per non parlare di partitelle o qualcosa del genere. Vorrei dire loro una parola di conforto: questo sacrificio, questa innaturale condizione, porterà innumerevoli benefici nel futuro, anche prossimo. La soddisfazione più grande, è giusto ricordarlo, è stata quella di ripartire con tutti i bambini del minibasket: le resistenze non mancavano, ma l’adesione quasi totale delle famiglie – a cui va il ringraziamento per supporto e collaborazione – ha fatto sparire ogni indugio. Al momento, dopo un mese giusto di lavoro, abbiamo in pratica ripristinato tutti i corsi con più di 80 ragazzi e bambini che si alternano sulla piastra. Dalla prossima settimana, anche l’orario di allenamento rientrerà nella normalità: 60 minuti per il minibasket, 90 per il settore giovanile. I cori di gratitudine che salgono dalle famiglie ci danno la spinta ad andare avanti: infatti, sull’onda dell’entusiasmo, abbiamo organizzato un camp a luglio con firme di allenatori importanti. Non siamo insensibili: le parole, gli sguardi, i sorrisi di incoraggiamento ci fanno piacere, sono la benzina – o, meglio detto ecologicamente – la batteria che ci spinge a continuare. Rispondiamo sempre nello stesso modo: non siamo eroi, facciamo solo il nostro mestiere. Che, tra le altre cose, è perfino bello.

Livio Consonni 

RT Nuovo Basket 2000

Arrivederci al 2021

Purtroppo la 18^ edizione del torneo Internazionale nonché 15^ intitolata al compianto Agostino Muner è stata annullata per le note vicende legate al Coronavirus. È nostra intenzione tornare più forti e appassionati di prima con l’edizione di Pasqua 2021! Arrivederci quindi al prossimo anno e buona pallacanestro a tutti!

NUOVO BASKET 2000