corpo cercasi

Mai come ora avvertiamo l’incompiutezza delle parole. Certo, le parole possono confortare, consolare, divertire, ma non contengono la forza emotiva di un abbraccio, la complicità d’animo di una vera stretta di mano, la compassione di una sana pacca sulle spalle. Ci mancano i gesti, ci manca il contatto. Dove è finito il corpo? Abbiamo paura del nostro, che possa ammalarsi; ci teniamo alla larga da quello altrui, possibile(?) minaccia. Invisibile a noi stessi e agli altri, come un fantasma vestito che vaga in tempi e spazi indefiniti. Non ci manca tanto la palestra, il pallone, il canestro: ci mancano il cinque alto dopo un assist, il pugno stretto dopo una buona giocata, le braccia larghe per sancire l’impotenza, le spalle che si appoggiano sul petto del difensore per prendere posizione, l’abbraccio iniziale durante l’inno o finale dopo una vittoria sudata, le mani sul volto dopo una sconfitta evitabile, il saluto al pubblico nel cerchio di metà campo, la stretta di mano con gli avversari ( che poi tanto avversari non sono ) e con gli arbitri. Tutto questo manca. Mai come adesso scopriamo che il gioco virtuale, non più ‘gioco’ ma forzata abitudine, non può soddisfare l’atavica necessità di mettere muscoli, ossa e tendini nelle nostre azioni. C’è un desiderio: quando tutto finirà, perché questa cosa finirà, si possa guardare questi aggeggi tecnologici per ciò che effettivamente sono: un mezzo, uno strumento, nulla più. E che si possa davvero riscoprire la forza vitale che ci spinge ad incontrare gli altri, fatta di cuore, gambe, testa, mani. Nessuna emozione potrà mai sostituire dieci corpi stesi a terra avvinghiati in un unico abbraccio nel gridare al mondo la felicità. Nulla può sostituirsi al corpo. Tantomeno le parole.

time out

Cari ragazzi,

non si può andare in palestra. Non si può andare al campetto. È un bel problema. Un problema per voi, innanzitutto: mancano le emozioni che si provano in partita; manca il divertimento dello spogliatoio, dove è possibile raccontarsi senza paura di essere ascoltati; mancano il rumore e l’odore dei palloni, lo scricchiolio delle scarpe sul parquet, e, paradossalmente, le voci dei vostri allenatori. A proposito di allenatori: anche a loro manca la palestra! Sanno che il lavoro che stavano facendo su e con voi si è bruscamente interrotto e che non sarà per niente semplice recuperare il terreno perduto. Volete sapere un segreto? Sapete perché gli allenatori spesso si arrabbiano? Perché ci tengono ai giocatori, vorrebbero che ciascuno di voi tirasse fuori il meglio di sé per arrivare più in alto possibile. Non si accontentano, sono maniaci della perfezione. In questo periodo stanno schiumando bava perché vorrebbero mettervi sotto torchio, per vedervi migliorare giorno dopo giorno. Gli allenatori, come tutti voi del resto, vogliono vincere, è sacrosanta verità. Ma la vittoria più grande, impagabile, incancellabile, è aiutare ciascuno di voi a raggiungere il previsto apice per ciascuno: chi serie A, chi arbitro, chi allenatore, chi dirigente, chi bravo cittadino del mondo. Siamo chiusi in gabbia, proprio ora che le giornate si allungano e il clima si fa mite. Siamo chiamati a resistere. Per molti di noi forse la partita più difficile da quando siamo nati. Difficile affrontare un avversario sconosciuto: al momento non conosciamo nessuna tattica, nessuno schema offensivo e difensivo in grado di darci la vittoria. Cosa fanno gli allenatori quando la squadra è in difficoltà? Chiamano time out! Ecco, fate conto che questo sia un time out un po’ più prolungato del solito. Non sentirete le urla degli allenatori, non li vedrete in carne ed ossa, non vedrete lavagnette volare o cose del genere. Ma non vi stanno abbandonando. Si è allenatori sempre e per sempre. Tutti sappiamo che allenarsi in camera non è la stessa cosa che farlo in palestra. Ma noi non ci arrendiamo e facciamo tutto quello che è possibile fare, nel rispetto delle regole. La barca si è rovesciata e dobbiamo risalirci: non sarà facile, ma ce la faremo. Abbiamo pensato di entrare nelle vostre case con alcuni video molto semplici da svolgere in camera vostra senza recare disturbo ai vicini. La nostra forza, al momento, è la resistenza. Si può essere forti anche restando immobili. Pronti e fermi come sui blocchi di partenza. Quando verrà il colpo di pistola, correremo più veloci di prima. E, sopratutto, saremo persone migliori.

La grande rimonta

Come trovarsi sotto di 30 all’intervallo. Questo è oggi il coronavirus. In difesa subiamo, malgrado ci si sbatta al massimo per contenere la furia avversaria. In attacco siamo lenti, impauriti, incapaci di fare breccia nella ragnatela fitta e indecifrabile. Ma gli atleti veri, quelli forgiati in ore e ore di allenamenti, sanno benissimo che esiste sempre un tempo per rimontare. Non si danno mai per vinti, non gettano mai la spugna. Continuano a lottare fino allo stremo delle forze. Non alzano le mani dal manubrio fino a quando non si taglia il traguardo (in gergo cestistico, finché non suona la sirena). I conti si fanno alla fine e la fine deve ancora arrivare. Cosa possiamo fare per recuperare lo svantaggio? Innanzitutto attenendoci alle disposizioni impartite dagli allenatori, che per l’occasione hanno indossato i panni dei nostri governanti ed esperti. L’avversario non va affrontato in campo aperto, dove siamo più deboli, ma stando coperti e nascosti, affinché esaurisca gradualmente la sua forza aggressiva. Noi, abituati ad ascoltare e credere ai nostri coaches, seguiamo lo schema vincente: non abbiamo alternative, dobbiamo lottare in silenzio sapendo che il cronometro è il nostro principale alleato. Dobbiamo solo avere pazienza, prima o poi il gioco funzionerà e la palla riprenderà a bucare la retina. Nel frattempo non possiamo stare con le mani in mano. Stare coperti non significa stare fermi. Ci prepariamo al gran finale. L’avversario ci ha costretto a rinunciare alle nostre palestre e compagni di squadra, ma non può proibirci di restare in forma, in attesa del buzzer beater, il tiro della vittoria. Dove siamo, possiamo continuare ad allenarci anche se in spazi stretti e in solitaria. Ci arriveranno esercizi, video, suggerimenti, materiale utile per farci trovare pronti al momento opportuno. Non perdiamo questa occasione, sarebbe un peccato.  Continuiamo ad esercitarci in attesa della festa finale, dove tutti quanti potremo urlare in cerchio a metà campo la nostra irresistibile gioia.

10 validi motivi per giocare a basket

  1. Promuove la salute cardiovascolare
    Il basket è ottimo per la salute del tuo cuore! Con il movimento intervallato da sporadici momenti di pausa, la frequenza cardiaca aumenta. Il basket aiuta a costruire la resistenza, modulando la stessa frequenza cardiaca e rendendo l’attività miocardica “allenata” ad affrontare le richieste dell’organismo. Aiuterà a ridurre il rischio di ischemia acuta (infarto) e delle malattie cardiache in generale più avanti nella vita.
  2. Brucia calorie 
    Se si vuol perdere qualche chilo in più, si giochi a pallacanestro! I rapidi movimenti laterali, la corsa e il salto, producono un allenamento aerobico in grado di far bruciare una quantità rilevante di calorie. Per ogni ora di pallacanestro, una persona che pesa 75 chili può aspettarsi di bruciare circa 600 calorie in circa 60 minuti.
  3. Costruisce la resistenza ossea
    Le esigenze fisiche di questo fantastico sport aiutano a migliorare e rafforzare la resistenza dell’apparato scheletrico. Qualsiasi attività fisica che determina carico,  rendendo le ossa più forti. Sia i muscoli che le ossa ne beneficiano, in ragione della alternanza di pressione e trazione che l’attivita muscolare esercita sulle superfici ossee attraverso le inserzioni tendinee. È inoltre cosa nota che l’attività sportiva svolta in gioventù è proseguita in età matura contrasta l’insorgenza di osteoporosi.
  4. Rinforza il sistema immunitario
    Giocando a basket (o a qualsiasi altro sport), si riesce a a ridurre lo stress. Quando lo stress diminuisce, si avrà più energia e concentrazione per adempiere alle attività quotidiane. Il basket rende anche più sociali, e ciò aiuta a prevenire la depressione. Quando lo stress si abbassa, anche il sistema immunitario ne riceve beneficio, perché migliora la capacità di produzione di mediatori chimici e di cellule immunospecifici.
  5. Allena la forza
    Giocando a basket, si ottiene un eccellente allenamento per tutto il corpo. Questo aiuta lo sviluppo della massa muscolare magra. Può aiutare a sviluppare la parte bassa della schiena, il collo, i deltoidi e il diaframma. Rende anche le gambe e glutei più tonici e i movimenti come il tiro e il dribbling aiutano a rafforzare le braccia, i muscoli delle mani e i flessori del polso.
  6. Allena la mente
    Il basket è un gioco frenetico che richiede abilità fisica, ma è anche un gioco mentale che richiede di pensare costantemente, imponendo scelte in brevissimo tempo e obbligando il giocatore al controllo costante del proprio corpo e dell’ambiente circostante. L’elevata attenzione serve a elaborare in modo preciso e fluido l’azione sul campo e a prendere decisioni efficaci con la palla in mano e in fase di non possesso. Richiede  di osservare costantemente i movimenti di avversari e compagni di squadra, decidendo rapidamente in base alle loro azioni. Ciò esercita un’influenza positiva nella vita quotidiana, consentendo la gestione delle emozioni, aiutando ad affrontare con calma e raziocinio situazioni improvvise e dominando le frustrazioni che la quotidianità impone.
  7. Sviluppa la coordinazione e migliora le abilità motorie
    Il basket richiede un’eccellente coordinazione occhio-mano e il controllo dei movimenti di tutto il corpo. Quando si gioca a questo sport, queste abilità vengono sviluppate. Non a caso si dice che chi gioca bene a basket, riesce bene anche negli altri sport.
  8. Sviluppa l’auto-disciplina e la concentrazione
    Come con altri sport, ci sono regole che devono essere osservate quando si gioca. Quando le regole vengono infrante, ciò porta a sanzioni individuali e di squadra. Il basket aiuta a sviluppare l’autodisciplina, importante perché incoraggia ad essere più competitivi nel rispetto delle regole. Per ottenere ciò, la mente é obbligata a mantenere elevati livelli di concentrazione e attenzione.
  9. Migliora la consapevolezza dello spazio e del corpo
    Il basket è un gioco che richiede consapevolezza spaziale. Bisogna sapere dove ci si trova per compiere il giusto movimento o giocare efficacemente in difesa. Quando si ha consapevolezza dello spazio e del corpo, si saprà esattamente dove bisogna collocarsi nel campo quando il compagno di squadra o l’avversario tira o passa la palla. Se la consapevolezza spaziale migliora, ciò migliorerà anche l’equilibrio e il controllo vestibolare.
  10. Aumenta l’autostima
    Uno dei migliori vantaggi di giocare a basket è che aumenta la fiducia in se stessi. Essere un buon giocatore e far parte di una squadra più o meno importante, e soprattutto avere un ruolo riconosciuto da compagni e allenatore, può far miracoli per aumentare l’autostima e acquisire più sicurezza. Aumentando la fiducia generale, aumenta anche la fiducia nelle proprie capacità individuali. Essere fiduciosi permette di affrontare la vita con una predisposizione migliore e ha effetti positivi su ogni aspetto della vita.

Come prima, più di prima

Quando si parla del passato, di qualunque si tratti, bisogna farlo con rispetto. Alzandosi in piedi. Possibilmente scalzi. Rispetto, non nostalgia. Il nostalgico è intrappolato nel passato, il suo scopo è riprodurre, in tempi e modi improponibili, ciò che è stato e che non può più essere. Rispetto è un’altra cosa: è la comprensione del legame che esiste fra le generazioni, dove il qui e ora non sarebbe possibile senza ciò che ci ha preceduto. Siamo quello che siamo stati. Anche nello sport: il giocatore di oggi è l’evoluzione di quello di ieri, non può esistere l’uno senza l’altro. I vent’anni del Nuovo Basket 2000 – una piccola storia d’amore verso la pallacanestro – stanno proprio a dirci questo: i ragazzi di oggi non possono dimenticare gli uomini che ieri hanno indossato le stesse maglie e che hanno onorato i colori societari. Molti di questi uomini si sono distinti in diverse città sparse per la penisola. Alcuni di questi rappresentano l’unico nucleo locale della società cittadina. Ricordare significa aiutare chi oggi si affaccia al mondo della pallacanestro, che fa parte di una storia importante e che spetta a tutti quanti dare continuità e nuova linfa ad un racconto che aspetta ancora molte pagine da scrivere e da leggere. I ragazzi necessitano di esempi credibili e raggiungibili: se devono sognare, è giusto farlo verso traguardi a portata di mano. Chi meglio di chi li ha preceduti nelle stesse palestre, stessi pulmini, stessi accompagnatori, stessi spogliatoi? Presentare ai neofiti del basket coloro che hanno abbracciato la Nazionale o la serie A non è sfoggio di bravura o celebrazione fastosa (anche se non ci sarebbe nulla di male), semmai suggerire un percorso formativo, l’attitudine giusta al miglioramento, la voglia di pensare in grande. Il Nuovo Basket 2000 non ha paura di nominare i propri campioni: sono veri e in carne ed ossa, costati un sacco di ore di allenamenti, arrabbiature, fuori programma, rinunce, bastoni e carote a gogo. Questi campioni sono l’orgoglio di tutti e tutti ne dovremmo difendere il ricordo. Nessuno è proprietario della storia, siamo solo degli insignificanti osservatori: il grande peccato che potremmo commettere, però, è quello di dimenticare. Dimenticando, condanniamo le nuove generazioni a navigare nell’oceano senza bussola e con un cielo senza stelle.

SETTORE GIOVANILE A VENTAGLIO

Una società di Pallacanestro che si rispetti deve proporre un’offerta tecnico-formativa che sia all’altezza dei tempi. La classica suddivisione per classi d’età, mutuata dalla scuola, non può funzionare. C’è chi gioca da molto tempo e ha acquisito determinate abilità, chi deve ancora iniziare, chi fa fatica a progredire, chi ha raggiunto la maturità fisica precocemente e chi invece deve ancora crescere. Queste ‘diversità’ hanno bisogno di specifiche attenzioni: mettere tutti nello stesso ‘contenitore’ significa scontentare, nella scala di apprendimento, sia quelli che stanno in alto sia gli altri che stanno sotto. Il concetto di gruppo stabile è fuorviante: non esiste un gruppo predefinito, fisso, inamovibile. Il gruppo è in continuo mutamento, tra entrate e uscite, novità e continuità. I ragazzi devono cogliere da subito la distinzione tra frequentazione (attribuibile a qualsiasi momento della giornata) e apprendimento collettivo (durante i momenti in cui la squadra si raduna, si allena e gioca). Occorre fare una scelta: sostituirsi alle agenzie di aggregazione oggi in declino (oratori ecc.) oppure vendere un prodotto di qualità dove l’insegnamento della tecnica e della mentalità siano al primo posto della lista.

In sintesi:

  • ogni società sportiva di pallacanestro dovrebbe, all’interno del suo programma formativo, proporre più indirizzi: un indirizzo agonistico, dove gli atleti più prestanti e capaci possano allenarsi e giocare in campionati di livello medio alto, utilizzando anche annate diverse; un indirizzo amatoriale, dove i ragazzi meno dotati, quelli che iniziano o che devono ancora svilupparsi possano trovare l’habitat ideale per crescere adeguatamente. I due ambiti sono comunicanti e a doppio senso circolatorio, nel senso che ci possono essere movimenti in entrata ed uscita a seconda delle trasformazioni fisiche, tecniche, cognitive di ciascun atleta.
  • Il Nuovo Basket 2000 ha scelto di differenziare i percorsi formativi, dando a ciascun atleta la possibilità di migliorare attraverso le modalità che più si adattano a ciascun caso specifico. Mettere un ragazzo appena svezzato ad allenarsi con un gruppo competitivo vale la stessa crudeltà che costringere un atleta con buone capacità a fare un percorso di basso impatto.
  • L’obiezione più ovvia ed insistente: se gli atleti sono pochi, come si fa a differenziare? Esiste un problema normativo: non si può proibire ad un giocatore sotto età di partecipare ad un campionato se questi è davvero in grado di farlo. Doncic non sarebbe quello che è se non avesse potuto giocare con i compagni più grandi di due/tre anni. Secondo: mettere in atto sinergie dove i giocatori possano accoppiarsi secondo capacità. Non è una buona idea – la storia lo insegna – intestardirsi con i propri costringendo i più bravi ad allenarsi e giocare in condizioni di povertà formativa e i meno bravi a fare sforzi e sacrifici per non mettere mai piedi in campo.

CERTIFICAZIONE DI QUALITÀ

Un’associazione sportiva che voglia distinguersi deve offrire un ‘prodotto DOC’ con un marchio inconfondibile e con determinate e riconoscibili caratteristiche: 

  • innanzitutto deve offrire istruttori preparati, empatici, appassionati. Preparati, perché non ci si improvvisa in campo formativo. Empatici, perché i bambini e i ragazzi non sono tutti uguali e non sono merci. Appassionati, perché solo chi si diverte ad insegnare può contagiare in forma indelebile chi cerca di imparare.
  • in secondo luogo, deve offrire programmi seri, trasparenti e a lunga scadenza. Seri, in quanto realizzabili e dove le promesse sono mantenute. Trasparenti, in quanto condivisi e non coperti da segreti. A lunga scadenza, in quanto non può esserci efficacia formativa senza continuità negli anni.
  • In ultimo, ma non per ultimo, deve offrire esperienze formative svariate, complesse, esaltanti. Svariate, perché più situazioni comportano maggiore crescita. Complesse, perché non ci si può accontentare di poco se si vuole fare progressi. Esaltanti, perché se c’è partecipazione e coinvolgimento emotivo, c’è anche apprendimento.

Il Nuovo Basket 2000 non ha la presunzione di possedere tutte questa dotazione, ma in quasi vent’anni di vita associativa può affermare di aver quantomeno provato, tra cadute e risalite, ad inseguire il traguardo più alto possibile. Prova ne sia il passaggio tra le sue fila di molti giocatori che oggi calcano parquet prestigiosi. E con la promessa/scommessa di continuare, con immensa umiltà unita a  sacra ostinazione, a fare qualità anche negli anni a venire.

L’U13 SCALDA I MOTORI

 RASSEGNA STAGIONE 2019/20

 Inizia oggi la rubrica di presentazione dei Gruppi NUOVO BASKET 2000 per la prossima stagione 

Si parte con il gruppo Under 13 formato da atleti del 2007 (ammessi 2008) che parteciperà (squadre iscritte permettendo) al campionato GOLD su scala regionale. 

 Coach: Matteo Paludetto
Vice coach: Dario Tushe

Abbiamo chiesto a coach Matteo Paludetto quali sono gli obiettivi per la prossima annata

 “ Lavoreremo insieme per dare ai ragazzi le migliori possibilità di crescita sia dal punto di vista tecnico che umano, ad ognuno secondo le sue possibilità “ 

 A questo punto, IN BOCCA AL LUPO!

MINIBASKET IN PILLOLE

“ Il minibasket non è la pallacanestro in miniatura “.
È vero che molti campioni hanno cominciato a frequentare i canestri da piccoli, ma questo non autorizza a pensare che esista un rapporto di causa effetto tra il gioco dei bambini e l’impegno agonistico degli atleti evoluti. La chiave di volta sta nella trepidazione con cui si aspetta la lezione, il senso di felice attesa per quella finestra di giornata dove il corpo e la mente finalmente stanno bene insieme, soprattutto crescono in armonia e reciproco rispetto. Per i bambini il gioco è una cosa seria, è lo spazio dove sperimentare e accrescere le abilità, non solo motorie.

“ il minibasket non è l’ambiente giusto per accumulare trofei “.
Se un istruttore chiede al minibasket di soddisfare le proprie ambizioni, ha sbagliato posto. Al centro ci sono i bambini, con le loro esigenze fisiche, cognitive, emozionali. È legittimo che chi operi in ambito sportivo nutra il bisogno di mietere successi: a questi, è sconsigliato vivamente di occuparsi di soggetti in fase evolutiva precoce. Un conto è chiedere ai bambini di dare il meglio di se stessi ( situazione controllabile e verificabile ), un altro di vincere a prescindere ( situazione con controllabile in quanto esiste la variabile della squadra che affronti ). Valutare la prestazione e non il risultato significa aiutare a dare il peso giusto alla sconfitta, che non è mai un fallimento.

“ il minibasket non è la ricerca dell’esecuzione perfetta “
Ci sono delle discipline sportive dove viene richiesto un altissimo livello di precisione gestuale: il minibasket non rientra fra queste. È innegabile che i bambini debbano palleggiare, tirare, passare, ma non in modo sterile e ripetitivo. L’obiettivo non è l’esecuzione omologata, quanto la soluzione creativa dei problemi. Stimolare l’inventiva produce un duplice effetto: tirare fuori ciò che c’è di originale in ciascuno e, contemporaneamente, aiutare i piccoli a risolvere le diverse situazioni di gioco utilizzando le abilità cognitive.

NUOVO BASKET 2000 GIÀ SUI BLOCCHI

 

Nella stagione del ventesimo anniversario, il Nuovo Basket 2000 si presenta ai nastri di partenza con idee e fatti molto chiari: sono già stati definiti i gruppi che parteciperanno ai campionati e, conseguentemente, gli staff tecnici preposti alla formazione tecnica dei giocatori. Entriamo nel dettaglio: in collaborazione con l’Aviano Basket saranno varate due formazioni, l’under 18 (annate 2002/3) e l’under 16 (annate 2004/5), guidate rispettivamente da coach Maurizio Marella e da coach Carlo Corradini. L’under 14 (annate 2006/7),  costruita in collaborazione con il Basket Villanova, parteciperà al campionato élite regionale e alla guida ci sarà coach Rino Puntin con l’assistenza di Luca Gelormini. L’under 13 (annate 2007/8) sarà affidata alle mani di coach Matteo Paludetto con l’assistenza di Dario Tushe. Gli esordienti (annate 2008/9) saranno guidati da coach Matteo Consonni con l’assistenza di Andrea Gri. Definiti anche i gruppi minibasket e relativi istruttori: gli asquilotti (annate 2009/10) saranno seguiti da Matteo Consonni e Dario Tushe. Gli scoiattoli (annate 2011/12), avranno come istruttori Andrea Gri e Michela Girardi. Mentre per i pulcini (annate 2013/14), confermatissimo il prof. Onofri con l’ausilio di Michela Girardi. Insomma, siamo in piena calura e pausa estiva, ma il Nuovo Basket è già pronto per offrire un prodotto di alta qualità formativa ai propri associati. Partenza prevista il 19 agosto per i 14 élite, mentre per i miniatleti l’appuntamento tradizionale e imperdibile è costituito dal Puffo Camp, quest’anno in programma nei giorni 3-4-5 settembre nei campetti dell’ex fiera.